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Oggi vi racconto la storia dell’Azienda Agricola Solaria di Serena Andreini. Una storia che, incredibilmente, comincia a Londra. Come a Londra? — vi chiederete. Sì, proprio lì, tra i mattoni rossi di Camden e le luci ovattate di Notting Hill.
Serena viveva nella capitale britannica e lavorava come fotografa. Una vita creativa, piena, soddisfacente. Una di quelle esistenze che molti definirebbero “riuscite”. Ma non per lei.
Perché a un certo punto, sotto lo smog londinese e il rumore incessante del traffico, ha sentito emergere con forza la voce delle sue radici: la cultura contadina, quella della sua famiglia toscana.
Il desiderio di tornare si è fatto strada lentamente, come fanno le cose vere. Dopo un lungo viaggio intorno al mondo — tra nuove esperienze e scoperte agricole — Serena è tornata nella sua terra. E lì ha fondato Solaria: un’azienda agricola che profuma di futuro, ma affonda le radici in un passato profondo e autentico.
Oggi condivide questo sogno con il suo compagno Oscar Arena, esperto treeclimber — uno di quelli che potano gli alberi legati e sospesi tra i rami. È lui ad aiutare Serena nella gestione degli olivi. Il tutto, sotto la supervisione attenta e sorridente della loro figlia piccola.
Un angolo di paradiso nel cuore della Toscana
La storia che vi racconto è quella di un olio eccezionale, ma è anche molto di più. È la storia di un luogo che ha scelto di rinascere.
Solaria si trova a Murlo, nel cuore della Riserva Naturale del Basso Merse: una terra selvatica e dolce allo stesso tempo, modellata dal vento e dai secoli. Qui il bosco abbraccia i campi, i corsi d’acqua sussurrano leggende, e il silenzio parla con la voce antica dei contadini di una volta.
È in questo scenario che Serena ha scelto di fermarsi. Di mettere radici. Di restituire vita a una terra che sembrava dimenticata, abbandonata.
Con pazienza e visione, ha recuperato oliveti abbandonati, riportato alla luce erbe officinali dimenticate, accolto le api come alleate silenziose di un progetto più grande.
Cinque ettari di armonia
Solaria si estende su cinque ettari di natura viva, a 400 metri sul livello del mare. Qui, ogni gesto agricolo è un atto di rispetto verso la terra.
L’olio extravergine d’oliva che nasce da questi ulivi è intenso, sincero, come la terra che lo nutre.
Intorno agli olivi, ondeggiano al vento campi di lavanda ed elicriso, profumati come un respiro profondo. Sono il segno tangibile dell’impegno per un’agricoltura biologica e rigenerativa. Le api, viaggiatrici instancabili, raccolgono nettare da fioriture spontanee, producendo un miele che ha il sapore dell’autenticità.
Solaria: un altro modo di abitare il mondo
Solaria non è solo un’azienda agricola. È un modo di abitare il mondo.
È un laboratorio vivente, dove l’equilibrio tra uomo e natura non è un’utopia, ma una pratica quotidiana.
Ogni prodotto nasce da scelte etiche, da un’agricoltura che si prende cura del suolo, della biodiversità, delle relazioni umane.
È la testimonianza concreta di come si possa vivere in armonia con l’ambiente, generando valore, bellezza, futuro.
Tradizione e innovazione
Serena non ha semplicemente ereditato una tradizione: la sta reinventando.
Ha preso la cultura contadina della sua famiglia e l’ha fusa con le conoscenze raccolte in giro per il mondo, trasformandola in qualcosa di nuovo, di radicato e insieme innovativo.
In un’epoca in cui tutto sembra sfuggire, questa piccola azienda ci insegna che tornare alla terra può essere il gesto più rivoluzionario.
Solaria è questo: un ritorno, una visione, una dichiarazione d’amore per la Toscana, per la natura, per il tempo lento delle cose fatte bene.
Un olio che sa di casa
Posso dirlo anche per esperienza personale. Ho comprato l’olio di Serena a dicembre, e da allora ha accompagnato tutto il nostro inverno e questo inizio di primavera.
Un olio eccezionale, dove si sente tutto il profumo della Toscana: l’erba fresca, il sole sui colli, il vento che attraversa gli oliveti.
Ha quella giusta piccantezza che non copre, ma risveglia. Come un richiamo profondo alla terra, al gesto antico di spezzare il pane e condividerlo.
In ogni goccia c’è una storia, un paesaggio, un volto. C’è la forza silenziosa di chi ha scelto di tornare, di resistere, di coltivare futuro.
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Contatti e approfondimenti
Vuoi conoscere meglio Solaria, acquistare i suoi prodotti o visitare l’azienda?
📍 Sito web: www.agricolasolaria.it
📧 Email:
📞 Telefono: (+39) 329 011 7578
Un angolo di Toscana ti aspetta, tra olivi, api, lavanda e un olio che racconta una storia vera.
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Per noi di “Io Compro Toscano!”, un’azienda non è solo una Partita Iva.
È un respiro. È una storia. È un volto segnato dal sole o da un’intuizione, un gesto antico che si fa moderno. È una radice che tiene salda la terra. Le imprese locali, le nostre imprese, coevolvono con il nostro paesaggio: disegnandolo, abitandolo, salvandolo.
Da questo blog cominciamo a raccontarvele, una ad una. Le aziende. Le idee. Le mani. Le persone. Le storie.
Oggi vi parlo di Fili di Lana, una delle prime realtà che si è avvicinata al nostro cammino. L’ho conosciuta attraverso Francesca Vannini, che spesso racconta con dolce passione i suoi tessuti, i suoi capi, quelli che portano il nome, un marchio, Vertigo Firenze.
L’azienda nasce nei primi anni Duemila, a Calenzano, in provincia di Firenze, per visione e volontà di Elio Guetta, il marito di Francesca Vannini. In via delle Calandre 49, in un capannone che pulsa di vite artigiane, prende forma una piccola rivoluzione silenziosa: qui si lavora solo con filati pregiati locali e nazionali, scelti con maniacale attenzione. Cashmere. Lana merinos. Alpaca. Lino.
Niente viene da lontano. Tutto respira Made in Italy, nella sua forma più autentica. Filiera corta, tracciabilità, rispetto per l’ambiente. Bellezza sobria e resistente. Una realtà seria che crea lavoro locale, crea economia e tiene alto il nostro nome nel mondo.
Mentre Francesca mi racconta, sento che non parla solo di tessuti: parla di sé, della sua famiglia. Dell’orgoglio con cui difende un prodotto di qualità, tessuti e prodotti scelti anche da grandi marchi di cui non posso svelare i nomi, ma vi garantisco davvero grandi marchi anzi brand come usa oggi. Ed il suo racconto si estende al suo Outlet, motivo di orgoglio, aperto al pubblico accanto al laboratorio: un luogo vero, accessibile, pensato per le persone, per i commercianti, per chi ama ciò che dura. Qui trovi stole, carrè, foulard, mantelle, plaid e pareo. Roba che ti si attacca al cuore, che senti tua, che vive con te. E che costa il giusto, perché la qualità non deve essere un lusso. Una visita fatecela, anche solo per vedere la bellezza di certi prodotti che in questo spazio sono veramente accessibili a tutti.
Quando entro nella sala produzione e vedo i telai muoversi, sento qualcosa. È come guardare la memoria mettersi in moto. È la sapienza che si muove tra le trame. È la risposta silenziosa, ma potentissima, alla fast fashion. Qui non trovi abiti che sono già rifiuti mentre li acquisti trovi prodotti con un'anima a cui affezionarsi, con cui condividere preziosi attimi di vita.

Francesca mi racconta un simpatico episodio: un giorno, la chiamano da La7. Lei, pensando fosse uno scherzo, risponde di scrivere una mail per ordinare qualcosa. Ma erano davvero loro.
Da allora i suoi capi sono apparsi in TV, indossati da giornalisti, attrici, volti noti. Poi è arrivato anche Sky, con la trasmissione Pole Position, dedicata alle eccellenze italiane. Un riconoscimento meritato, arrivato senza scorciatoie, solo con il lavoro e la serietà.
Sì, perché Fili di Lana è un’impresa familiare, ma è anche qualcosa di più. È una forma di resistenza gentile. Un modo per dire al mondo che si può ancora creare bellezza, qualità, cura.
E mentre mi allontano da Calenzano, camminando tra il rumore lontano dell’autostrada e le colline che fanno da sfondo, mi porto addosso quella gratitudine antica che si prova davanti a chi fa bene le cose, davanti a chi non ha ceduto alla fretta compulsiva di questa epoca.
Siamo fieri, noi, di raccontare storie così. Perché se perdiamo queste imprese, non perdiamo solo lavoro: perdiamo pezzi di noi. Si spegne l’economia, certo, ma insieme si spegne la possibilità di vivere in un mondo più giusto, più bello, più duraturo.
Me ne vado, come ogni volta in cui varco la soglia di aziende così, con un senso doppio nel petto: da un lato rincuorato, perché esistono ancora realtà capaci di creare prodotti unici, autentici, meravigliosi; dall’altro amareggiato, perché sento con forza che non basta ammirarle, dobbiamo difenderle.
Perché la bellezza del prodotto italiano sta tutta lì: nel non essere mai omologato, mai banale.
Andateci, vi prego. A Calenzano. Parlate con Francesca.
E toccate con mano cosa vuol dire, davvero, un prodotto toscano.
Contatti:
www.filidilana.com